In una piccola città nello stato del New Hampshire, Grover’s Corners, si svolge la vita di una normale comunità del ventesimo secolo.
È il 7 maggio 1901 all’alba e gli abitanti della cittadina iniziano la loro routine quotidiana. Da una parte il dottor Gibbs, medico, e sua moglie Giulia, con i figli George e Rebecca. Dall’altra la famiglia Webb: Charles, il direttore del giornale, sua moglie Myrtle ed Emily e Willy, i due figli. Due famiglie come tante, le cui storie verranno intrecciate dall’amore di George ed Emily.
Poi, con l’intervento di un narratore-direttore di scena, che ci accompagna durante tutta l’opera con commenti e riflessioni, ci ritroviamo improvvisamente nel luglio del 1904. George ed Emily hanno finito le scuole superiori e sono pronti ad una nuova fase della loro vita; infatti si sposeranno a breve.
Gli anni passano; George ed Emily sono sposati e hanno una bella famiglia.
Estate del 1913: un funerale, una grande perdita per la famiglia Webb e per i Gibbs.
Questa commedia descrive con ironia e comicità la vita quotidiana di una piccola città americana, portando alla luce vari personaggi, dalla madre di famiglia al giornalaio, dal poliziotto al becchino, in un bel quadro di vita quotidiana. Ma non è una commedia fine a se stessa; è portatrice infatti di un messaggio profondo, raccontato dai personaggi stessi alla fine dell’ultimo atto, di una riflessione sulla frenetica vita umana.
“Gli esseri umani, ecco dunque come sono: ciechi… soltanto dei ciechi…” (Emily)
Asia Corna, 3^A liceo classico
giovedì 12 giugno 2014
lunedì 19 maggio 2014
Giuseppe Catozzella, Non dirmi che hai paura
Avete deciso di cambiare vita e di fare un lungo viaggio: sapete già che il viaggio sarà pieno di imprevisti, ma ancora non sapete che avrete a disposizione solo un piccolo sacchetto di plastica, nel quale infilare tutto ciò che volete portare nella vostra nuova vita. Un sacchetto, un piccolo sacchetto… e un viaggio davvero lunghissimo e pericoloso, pieno di ostacoli che non potete nemmeno immaginare.
Samia nel piccolo sacchetto riesce a infilare gli affetti che ha lasciato, ma, soprattutto, il suo sogno e la sua speranza di realizzarlo.
Non ha nemmeno 17 anni e la vita l’ha già messa alla prova: è nata in mezzo alla guerra, ha perso il suo migliore amico, ha perso suo padre e per realizzare il suo sogno – gareggiare alle Olimpiadi di Londra del 2012 – ha dovuto accettare di allenarsi con il burqa. E quando tutto questo diventa insostenibile, è animata dalla speranza: in qualche modo raggiungerà l’Italia e da lì il nord Europa, dove la sorella potrà aiutarla ad allenarsi.
Un libro che fa male, ma che è importante leggere. Forse perché ogni volta che sentiamo di nuovi sbarchi o naufragi, ci concentriamo solo sui numeri e i numeri non ci trasmettono le emozioni, le paure, le speranze e i sogni che i migranti portano nel cuore. Per una volta, concentriamoci su una storia e lasciamoci straziare il cuore dal dolore per un sogno infranto, per una giovane vita che non ha avuto futuro.
“Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai. Altrimenti le cose di cui hai paura di credono grandi e pensano di poterti vincere.”
Samia nel piccolo sacchetto riesce a infilare gli affetti che ha lasciato, ma, soprattutto, il suo sogno e la sua speranza di realizzarlo.
Non ha nemmeno 17 anni e la vita l’ha già messa alla prova: è nata in mezzo alla guerra, ha perso il suo migliore amico, ha perso suo padre e per realizzare il suo sogno – gareggiare alle Olimpiadi di Londra del 2012 – ha dovuto accettare di allenarsi con il burqa. E quando tutto questo diventa insostenibile, è animata dalla speranza: in qualche modo raggiungerà l’Italia e da lì il nord Europa, dove la sorella potrà aiutarla ad allenarsi.
Un libro che fa male, ma che è importante leggere. Forse perché ogni volta che sentiamo di nuovi sbarchi o naufragi, ci concentriamo solo sui numeri e i numeri non ci trasmettono le emozioni, le paure, le speranze e i sogni che i migranti portano nel cuore. Per una volta, concentriamoci su una storia e lasciamoci straziare il cuore dal dolore per un sogno infranto, per una giovane vita che non ha avuto futuro.
“Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai. Altrimenti le cose di cui hai paura di credono grandi e pensano di poterti vincere.”
Daniela
QUINTO INCONTRO
Il quinto incontro del Club del Libro WeBook ha avuto luogo, nella biblioteca della nostra scuola, oggi, lunedì 14 aprile 2014. L'incontro è stato uno scambio davvero proficuo e arricchente: abbiamo rivissuto, come lettori ma non solo, la Settimana della Cultura Classica, di cui la nostra scuola è stata protagonista proprio un paio di settimane fa.
Abbiamo parlato di teatro e lettura, concordi che sia meglio vivere il teatro che leggerlo!
Abbiamo confrontato le varie epoche teatrali: dagli antichi Greci a Molière, proseguendo con Pirandello e il teatro del Novecento, fino ad arrivare al teatro di Dario Fo e Marco Paolini. Un teatro che, per quanto con un ritmo diverso, si mostra sempre attivo e presente nella vita pubblica, un teatro che è spesso denuncia.
Infine, abbiamo dovuto "arrenderci" di fronte al protagonismo della figura femminile, celebrata dal teatro anche quando le donne erano ai margini della vita pubblica. E, nel nostro piccolo, non possiamo non notare come WeBook sia stato, durante questo anno scolastico, prevalentemente femminile, visto che la parte maschile dell'Istituto non ha partecipato in modo così attivo alle nostre riunioni. Chissà che in futuro non si possa contare su una partecipazione più motivata anche da parte dell'altra metà del cielo...
Il prossimo incontro avrà luogo lunedì 19 maggio, alle ore 14.30. Il tema prescelto è LIBERO, ovvero ognuno è libero di scegliere ciò che più lo appassiona.
Arrivederci al 19 maggio!!! Vi aspettiamo numerosi e appassionati!
Abbiamo parlato di teatro e lettura, concordi che sia meglio vivere il teatro che leggerlo!
Abbiamo confrontato le varie epoche teatrali: dagli antichi Greci a Molière, proseguendo con Pirandello e il teatro del Novecento, fino ad arrivare al teatro di Dario Fo e Marco Paolini. Un teatro che, per quanto con un ritmo diverso, si mostra sempre attivo e presente nella vita pubblica, un teatro che è spesso denuncia.
Infine, abbiamo dovuto "arrenderci" di fronte al protagonismo della figura femminile, celebrata dal teatro anche quando le donne erano ai margini della vita pubblica. E, nel nostro piccolo, non possiamo non notare come WeBook sia stato, durante questo anno scolastico, prevalentemente femminile, visto che la parte maschile dell'Istituto non ha partecipato in modo così attivo alle nostre riunioni. Chissà che in futuro non si possa contare su una partecipazione più motivata anche da parte dell'altra metà del cielo...
Il prossimo incontro avrà luogo lunedì 19 maggio, alle ore 14.30. Il tema prescelto è LIBERO, ovvero ognuno è libero di scegliere ciò che più lo appassiona.
Arrivederci al 19 maggio!!! Vi aspettiamo numerosi e appassionati!
mercoledì 14 maggio 2014
G.Galilei, Rime, Salerno Ed. 2001
Ecco un altro bell’esempio di
“convivenza civile” tra le “due culture”. Galileo Galilei, si sa, fu scienziato
sommo e giustamente è considerato oggi il padre della scienza e
dell’epistemologia moderne. Egli fu però anche uomo di vaste e raffinate
conoscenze artistiche e letterarie. Fu un eccellente musicista (iniziato a
quest’arte fin da piccolo dal padre Vincenzo); prese parte con passione alla querelle che contrapponeva i sostenitori
del Tasso ai sostenitori dell’Ariosto, prendendo posizione a favore di quest’ultimo
e scrisse alcune acute pagine sull’Inferno di Dante. Infine, come tacere
che i suoi Dialoghi sopra i due massimi
sistemi del mondo, oltre ad essere una grandissima opera di scienza, sono
anche uno degli esiti più alti della prosa italiana del Seicento? Ma Galileo Galilei,
scrisse anche Sonetti e Canzoni, raccolti in questo piccolo libro, molto
elegante ed accurato, insieme al Capitolo Contro
il portar le toghe, a un frammento di commedia e a uno scherzo in dialetto
veneziano. I Sonetti, com’è inevitabile, risentono della lezione del Petrarca.
Tuttavia Galilei, pur ricorrendo a stilemi pertrarcheschi, spesso li rovescia
con grande originalità e spregiudicatezza, come nel caso del Sonetto I, dove il
topos del calar della sera e del sole
che si tuffa nel mare, ha ben altro esito che non l’affollarsi di pensieri
amorosi.
Se la smettessimo, una buona volta, di alzare
stupidi steccati tra le diverse “culture”, che non fanno bene a nessuno?
Renato
domenica 11 maggio 2014
Paolo Mazzucchelli, Skossa
La cattiva notizia è che questo non è un libro per tutti. La buona notizia è che almeno ci sono molte figure. Vi dirò di più, chiamarlo "libro" è quanto mai impreciso, bensì abbiamo a che fare con un diario. Ma mica come lo Zibaldone, o il diario di Zeno, questo è un diario interessante, potrebbe quasi piacervi. Qui il paradosso: un diario interessante e pure serio! Qui non si parla di politica, donne, senso dell'esistenza o dei pacchi mentali d'un qualche autore novecentesco, qui si parla di qualcosa che conta davvero. Qui si parla di musica, di "una" storia di musica. L'autore, Paolo Mazzucchelli, rievoca ricordi ed esperienze in maniera concreta e letterariamente gustabile. Tante date e tanti nomi, ma che lasciano un piccolo segno nella memoria di chi legge, nomi che non passano inosservati, nomi di band e persone citate con costante stima ed entusiasmo... ma che è SKOSSA?
Quello che ho appreso dal diario di Paolo Mazzucchelli, è che SKOSSA era un gruppo di persone. Un gruppo di persone coraggiose. Musicisti e non, esperti e semplici conoscitori, impiegati e imprenditori, insegnanti e studenti, un gruppo misto accomunato da una singola arte: la musica. Stimolati dall'assenza di veri eventi-concerto professionali hanno deciso di crearli loro, hanno dimostrato che il miglior modo per ottenere qualcosa è agire è non criticarne l'inesistenza. Uniti dal potere del suono e differenziati solamente dal genere esibito sul palco, il gruppo ha costruito, a partire dal 1989, un evento culturale d'importanza e bellezza artistica fenomenale. SKOSSA ha dimostrato che le rock star prendono il pullman con noi, che frequentano lo stesso barbiere, che si annoiano come noi in posta e che anche loro si farebbero volentieri la biondina del supermercato. Tanti "piccoli" concerti, tante piccole skossette animavano queste serate, che, ahimè, spero di poter contemplare un giorno, ma che in parte, grazie allo stile fluido e accattivante di Paolo, ho forse già vissuto. SKOSSA è un gruppo. SKOSSA è un evento. SKOSSA è ricchezza gratuita. Una ricchezza che il denaro non compra, la ricchezza dell'arte e della cultura, acquistabile solo tramite la curiosità e l'ardire di persone come quelle partecipanti e organizzatrici dell'evento.
Un piccolo diario, semplice, ma salvatore d'un intero mondo culturale. Fossi in voi, mi darei una "SKOSSA" a dargli una lettura.
Quello che ho appreso dal diario di Paolo Mazzucchelli, è che SKOSSA era un gruppo di persone. Un gruppo di persone coraggiose. Musicisti e non, esperti e semplici conoscitori, impiegati e imprenditori, insegnanti e studenti, un gruppo misto accomunato da una singola arte: la musica. Stimolati dall'assenza di veri eventi-concerto professionali hanno deciso di crearli loro, hanno dimostrato che il miglior modo per ottenere qualcosa è agire è non criticarne l'inesistenza. Uniti dal potere del suono e differenziati solamente dal genere esibito sul palco, il gruppo ha costruito, a partire dal 1989, un evento culturale d'importanza e bellezza artistica fenomenale. SKOSSA ha dimostrato che le rock star prendono il pullman con noi, che frequentano lo stesso barbiere, che si annoiano come noi in posta e che anche loro si farebbero volentieri la biondina del supermercato. Tanti "piccoli" concerti, tante piccole skossette animavano queste serate, che, ahimè, spero di poter contemplare un giorno, ma che in parte, grazie allo stile fluido e accattivante di Paolo, ho forse già vissuto. SKOSSA è un gruppo. SKOSSA è un evento. SKOSSA è ricchezza gratuita. Una ricchezza che il denaro non compra, la ricchezza dell'arte e della cultura, acquistabile solo tramite la curiosità e l'ardire di persone come quelle partecipanti e organizzatrici dell'evento.
Un piccolo diario, semplice, ma salvatore d'un intero mondo culturale. Fossi in voi, mi darei una "SKOSSA" a dargli una lettura.
Andrea Serventi, 5^A Liceo Scientifico
giovedì 8 maggio 2014
Michael Guillen, Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo
L’autore ci guida attraverso le conquiste fondamentali della scienza, per mezzo di alcune equazioni che hanno radicalmente trasformato la nostra vita.
I cinque capitoli – corrispondenti alle cinque equazioni – che compongono il libro sono suddivisi in cinque parti: la prima è il prologo, nel quale l’autore rievoca un episodio drammatico della vita del personaggio principale; le tre sezioni successive sono state intitolate: “Veni”, “Vidi”, “Vici”, dal messaggio inviato a Roma da Cesare. In “Veni”, è spiegato il modo in cui il protagonista entra in contatto con il problema, in “Vidi”, l’autore descrive il contesto storico, mentre in “Vici” viene evidenziata la vittoria del protagonista, con l’equazione che risolve la questione. Infine l’epilogo spiega il ruolo di questa equazione nelle nostre vite, che sono state modificate proprio dalla nuova scoperta.
Le cinque vicende sono solo casualmente collegate tra loro, visto che forniscono un resoconto della scienza e della società dal XVII secolo ad oggi. Partendo da Newton, con la legge della gravitazione universale, si procede con Daniel Bernoulli che con la sua legge della pressione idrodinamica ci ha permesso di volare; Michael Faraday, con l’induzione elettromagnetica, ha reso possibile il mondo elettrico nel quale viviamo e Clausius ci ha permesso di capire, con il secondo principio della termodinamica, il senso della vita e della morte; infine, Einstein, con la teoria della relatività ristretta, ha invaso il nostro mondo con la bomba atomica.
Un libro che tutti gli alunni delle superiori dovrebbero leggere: per comprendere meglio la fisica, ma soprattutto per rendersi conto che ciò che si studia non è scollegato dalla vita reale.
I cinque capitoli – corrispondenti alle cinque equazioni – che compongono il libro sono suddivisi in cinque parti: la prima è il prologo, nel quale l’autore rievoca un episodio drammatico della vita del personaggio principale; le tre sezioni successive sono state intitolate: “Veni”, “Vidi”, “Vici”, dal messaggio inviato a Roma da Cesare. In “Veni”, è spiegato il modo in cui il protagonista entra in contatto con il problema, in “Vidi”, l’autore descrive il contesto storico, mentre in “Vici” viene evidenziata la vittoria del protagonista, con l’equazione che risolve la questione. Infine l’epilogo spiega il ruolo di questa equazione nelle nostre vite, che sono state modificate proprio dalla nuova scoperta.
Le cinque vicende sono solo casualmente collegate tra loro, visto che forniscono un resoconto della scienza e della società dal XVII secolo ad oggi. Partendo da Newton, con la legge della gravitazione universale, si procede con Daniel Bernoulli che con la sua legge della pressione idrodinamica ci ha permesso di volare; Michael Faraday, con l’induzione elettromagnetica, ha reso possibile il mondo elettrico nel quale viviamo e Clausius ci ha permesso di capire, con il secondo principio della termodinamica, il senso della vita e della morte; infine, Einstein, con la teoria della relatività ristretta, ha invaso il nostro mondo con la bomba atomica.
Un libro che tutti gli alunni delle superiori dovrebbero leggere: per comprendere meglio la fisica, ma soprattutto per rendersi conto che ciò che si studia non è scollegato dalla vita reale.
Daniela
martedì 6 maggio 2014
D. Hilbert-S. Cohn-Vossen, Geometria intuitiva, Bollati Boringhieri, Torino 2011
David Hilbert è giustamente considerato
il campione del formalismo, cioè di quella corrente del pensiero matematico che
intende escludere ogni riferimento all’esperienza e all’intuizione, dando un
fondamento puramente logico alle scienze matematiche. In particolare nella sua
opera fondamentale, I fondamenti della
geometria (recentemente riproposta in italiano) egli propone una rigorosa
riorganizzazione assiomatica della geometria, in cui gli assiomi non esprimono,
in linea di principio, alcun contenuto che non sia quello dato dalle loro mutue
relazioni di tipo puramente logico. Gli assiomi diventano così delle
definizioni implicite dei concetti e dei termini primitivi che contengono.
Hilbert, però, era consapevole del valore euristico e soprattutto didattico
dell’approccio intuitivo e questo libro ne è uno splendido esempio. L’idea che lo
anima è quella di avvicinare ai problemi della geometria contemporanea
(geometria iperbolica, ellittica, proiettiva, ecc., fino alla topologia), senza
fare ricorso ai complessi strumenti matematici, che sono pur sempre necessari,
è ovvio, per una piena comprensione della scienza. Insomma, secondo Hilbert,
basandosi sull’intuizione, è possibile «rendere facilmente accessibili i vari
fatti e i problemi geometrici; anzi in molti casi è possibile dare un cenno sui
metodi di ricerca e di dimostrazione che conducono alla conoscenza dei fatti».
Di più, egli ritiene che il ricorso al metodo intuitivo possa contribuire ad
avvicinare alla matematica anche chi non la guarda con simpatia. Non vi sembra
possibile? Provare per credere. Il libro è di una chiarezza e di
un’intelligenza che lascia senza fiato.
Renato
domenica 4 maggio 2014
Jamie Ford, Come un fiore ribelle
Seattle, 1934. William, 12 anni, ha nel suo cuore una domanda senza risposta: perché sua madre l'ha abbandonato? Accompagnato da Charlotte, una bambina cieca che condivide il suo destino di orfano, William riesce a incontrare la madre. Non è facile scavare nel passato, ascoltare le risposte e perdonare, mentre la mamma di William cerca di fare la scelta giusta.
Una storia commovente, che ci parla della Grande Depressione del 1929 e delle terribili conseguenze che ebbe soprattutto sui bambini, i più indifesi. Il romanzo ci illustra anche la condizione della donna in quegli anni: a lei non è riconosciuta alcuna indipendenza e, anche nel legame con il figlio, il padre, per quanto assente e inadeguato, ha più diritti.
Daniela
Giovanni d'Alessandro, La tana dell'odio
.
Un giovane medico italiano di 29 anni decide di andare in quella ex Jugoslavia, che negli anni novanta è stata insanguinata da un'assurda e spietata guerra civile, attraversata dalla pulizia etnica contro i musulmani, che ha fatto migliaia di vittime. A Srebrenica 8372 maschi inermi, anche anziani e bambini, furono fucilati senza che i caschi blu dell'Onu intervenissero. Il 5 maggio del 1992 in una sconosciuta località della Bosnia orientale, un bambino di nove anni vede "cose che nessun bambino dovrebbe vedere": dopo averle vissute non sarà più un bambino. Quell'innocente creatura è quel medico! Sopravvissuto alla strage della sua famiglia è stato adottato da una coppia italiana, ma l'orrore di quel giorno gli ha tormentato ogni giorno e notte della sua esistenza. Ed è cosi'che Giuseppe intraprende un viaggio nel luogo dell'orrore per cercare risposte...E' un romanzo straziante, tenerissimo e terribile, che entra nel cuore del male, dalla cui rivisitazione, però, rinascerà una flebile speranza.
Dionisia
Molière, Il malato immaginario
La commedia, un classico del genere, è incentrata sulla figura di Argante, nonché il malato immaginario del titolo stesso, uomo benestante affetto da patologie inesistenti, frutto solo della sua immaginazione.
Durante lo sviluppo della piece, tra le pieghe della realistica comicità tipica di Molière, il protagonista trova una soluzione concreta al suo problema e scopre quanto la figlia sia realmente legata a lui.
Rileggendo la commedia a distanza di molti anni e riflettendo sulla concezione di malattia immaginaria di Molière, si ravvisa quanto per un sorprendente verso sia accostabile all'idea pirandelliana di follia; per entrambi la patologia psicologica, in Pirandello portata all'estremo, è un punto di vista straniato, da cui vedere la realtà, senza essere costretti a parteciparvi e, alla fine, un modo inconsapevole, per smascherare la falsità, l'ipocrisia delle convenzioni familiari e sociali.
Ma mentre per i personaggi pirandelliani le maschere per vivere nella società sono infinite e al lettore non resta che rassegnarsi al relativismo della conoscenza, in Molière, scoperchiato il vaso di Pandora, quel che si trova rimane poi un punto fermo.
Dionisia.
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