giovedì 12 giugno 2014

S.Vassalli, Terre Selvagge, Rizzoli 2014

Com’è questo libro? Brutto. Riproviamo. Com’è questo libro? Bello. Paradossale, vero? Eppure è così. Terre selvagge vuole essere un romanzo e come tale mi sembra fallito. La componente romanzesca è esile, addirittura a volte “posticcia”, schiacciata com’è dagli aspetti didascalici della narrazione (sempre presenti in Vassalli, ma qui preponderanti). Invece come libro di divulgazione storica è eccellente e potrebbe essere letto con piacere e profitto da tutti ed in particolare dai giovani. Terre selvagge racconta le vicende legate allo scontro titanico e decisivo per la storia di Roma e quindi anche per noi oggi, che oppose l’esercito Romano ai Cimbri, un popolo bellicosissimo e misterioso, proveniente dalle regioni scandinave. Siamo nel 101 a. C., sotto il Monte Ros (il Monte Rosa), sacro ai Galli. Il libro, accuratissimo fin nei minimi dettagli, descrive con vivacità, usi e costumi dei Cimbri, dei Galli, dei soldati romani; spiega il significato di termini e di oggetti d’uso corrente all’epoca; corregge il falso storico di Silla, riportato da Plutarco, che, per trarre profitto personale dalla vittoria romana, collocava la battaglia nella piana sotto Verona; mostra come Silla, appunto, per motivi politici, abbia fatto di tutto e con successo, per oscurare la memoria del vero artefice della vittoria, l’homo novus Caio Mario, col suo esercito composto non più soltanto da aristocratici, ma anche da plebei e liberti; descrive le tecniche di battaglia dei Cimbri, coraggiosissimi, ma “anarchici”, e quella dei romani, una vera macchina da guerra, la cui forza era la disciplina e la compattezza. La battaglia si concluse in una carneficina. Soltanto tra i Cimbri morirono circa 140.000 uomini (ma anche donne e bambini). Una battaglia decisiva, per la vita o per la morte, anche della nostra civiltà.

Renato


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