sabato 21 giugno 2014

Erwin Schrödinger, L’immagine del mondo, Boringhieri, Torino 1966.

Erwin Schrödinger fu uno dei più grandi fisici teorici del XX secolo, uno dei protagonisti della meccanica quantistica. A lui, tra l’altro, si deve l’equazione, che ora porta il suo nome, che definisce la funzione d’onda solitamente indicata con la lettera greca Y, che determina probabilisticamente i risultati delle grandezze fisiche osservabili degli “oggetti” subatomici. Ma Schrödinger fu uomo di vastissimi interessi culturali, contrario ad ogni “steccato”, inteso a separare le diverse culture (egli stesso tradusse Omero in tedesco e Goethe in inglese). Questo libro è un appunto bellissimo esempio di dialogo tra le “due culture”, per citare il titolo di un famoso pamphlet di Snow. Non vi è chiaro? Ecco cosa scrive Schrödinger, (difficilmente si potrebbe essere più efficaci e chiari di così): «la nostra cultura costituisce un tutto. Anche chi ha la fortuna di avere come occupazione principale la ricerca scientifica – prescindendo dal fatto che coloro che si trovano in queste condizioni non sono i soli che la fanno progredire – costui non è solamente botanico o fisico o chimico. La mattina dalla cattedra parla bensì unicamente o quasi della sua disciplina, ma la sera partecipa a una riunione politica, sente parlare e parla di tutt’altro, oppure si trova in un circolo di persone che condividono le sue idee sulla vita e parla nuovamente d’altre cose. Si leggono romanzi e poesie, si va a teatro, si fa musica, si viaggia, si contemplano quadri, sculture, capolavori di architettura, e soprattutto si legge e si parla molto di queste e di altre cose». Evviva Schrödinger!

Renato

Nessun commento:

Posta un commento