sabato 8 febbraio 2014

Livia Pomodoro, A quattordici smetto

“Quell’uomo aveva adocchiato Felipe e, diventato amico del padre, riuscì a convincerlo a ‘cedergli’ il ragazzo. Dietro pagamento, s’intende”. Livia Pomodoro descrive così la storia di dodici minorenni, non ancora quattordicenni, extracomunitari, che sono costretti a rubare e a offrire il proprio corpo sul mercato della prostituzione per riuscire a vivere. Sono scappati dai loro Paesi, alcuni costretti dalle famiglie, altri volontariamente, nella speranza di poter vivere un futuro migliore rispetto alle condizioni di povertà e guerra in cui si trovavano. Ma la Milano che li aspetta non è come quella che appare ai nostri occhi: dietro gli angoli delle strade più nascoste si trovano questi bambini senza famiglia che vivono nel fango delle metropoli e nelle piazze, abituati ormai a considerare il proprio corpo come un “oggetto da vendere”.
L’autrice, presidente del Tribunale dei Minori di Milano, racconta queste vicende di infanzie negate, di realtà che sembrano tanto lontane a noi ma che, in verità, sono vicine. Nel libro vengono anche presentate storie di adozioni in cui però, non sempre, il tentativo di aiutare queste giovani vite è andato a buon fine.
Le storie di questi dodici ragazzini captano l’attenzione dalla prima pagina fino all’ultima del romanzo, coinvolgendo il lettore anche emotivamente, facendo riflettere su realtà che coinvolgono l’intera umanità.

Valentina Migliorati, III B Liceo Classico

G.L.Mosse, L'immagine dell'uomo, Einaudi 1997

La società occidentale, si sa, è sempre stata governata dagli uomini (intesi come maschi); ma, a parere di Mosse, solo in epoca moderna lo stereotipo della mascolinità è stato istituzionalizzato. Mosse, servendosi del materiale più diverso (la propaganda, l’arte, il cinema, la letteratura, la musica popolare, l’affermarsi della ginnastica e dello sport) segue l’affermarsi di questo stereotipo dal XVIII secolo fino alla sua forma più esasperata, anche perché fortemente contrassegnata da elementi razzisti, nel Nazionalsocialismo. L’uomo dunque deve essere forte, coraggioso, audace, bello, con un corpo scolpito dall’attività fisica. Il “vero uomo” deve possedere forza di volontà, senso dell’onore, capacità di sopportare stoicamente il dolore, di controllare le passioni, diversamente dalla donna, dall’uomo effeminato, dalle razze “brutte” come l’ebreo o lo zingaro. Una luce di speranza sembra venire, secondo Mosse, dalla cultura giovanile che, rifiutando i vecchi valori borghesi, rifiuta anche l’esaltazione della mascolinità, proponendo una nuova immagine del maschio. Tuuttavia, come ci avverte Mosse, poiché la mascolinità è stata uno dei collanti della società moderna, l’ideale virile è difficile da debellare e continua a prosperare accanto alla nuova mentalità che fatica a imporsi. Lo sappiamo fin troppo bene, purtroppo. E tuttavia, come ci avverte Mosse in conclusione del suo bellissimo libro, “chiunque voglia cambiare la società (…) deve tener conto dello stereotipo maschile.

 Renato

E.Strout, Olive Knitteridge, Fazi 2009

Con questo libro Elizabeth Strout ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2009.
Più un romanzo che una raccolta di racconti come potrebbe sembrare a prima vista. Non solo perché il personaggio di Olive Knitteridge fa da fil rouge ma perché varie prospettive della condizione umana corrono parallele, fino a mostrare, in questa molteplicità, un quadro unitario.
Il microcosmo in cui, in modo del tutto contingente, si compie questa analisi, è un insignificante paese del  Maine. Olive non è un’eroina, è spesso scorbutica, scostante, arrabbiata, piena di difetti  e ,proprio per questo, umana. Lo stesso vale per tutte le figure che si incontrano o scontrano, in queste pagine. È questa, oltre alla struttura narrativa, la forza del romanzo: l’assoluta normalità dei personaggi.
Nulla di veramente rilevante accade, nessun colpo di scena. Eppure i momenti descritti dall’autrice rappresentano tasselli fondamentali nella vita di Olive. Una figura burbera e, al contempo, affascinante.
Scrittura piana, apparentemente banale ma in realtà efficace ed espressiva

Ciliegina sulla torta: Olive è un’insegnante di matematica in pensione !



Francesca

Elle Newmark, L'apprendista di Venezia

Luciano, il protagonista, ormai vecchio ripercorre la sua storia: da ragazzo,orfano, vive di espedienti nella vivace e affollata Venezia del 1498.
A seguito di un piccolo furto al mercato, la sua vita prende una piega completamente diversa: viene notato dal capocuoco del doge, che lo prende come apprendista.
Per Luciano si apre un universo nuovo, quello della cucina del ricco palazzo; il suo maestro lo introduce a quella che può essere considerata una vera e propria filosofia dei sapori.
Nel contempo intorno al doge si muovono trame segrete e ambizioni, ma soprattutto si cerca un libro misterioso, che tutta Venezia brama, ma di cui nessuno conosce il contenuto. Si dice contenga formule magiche, o qualche alchimia: qualcuno lo cerca per brame di potere, altri di ricchezza, Luciano per conquistare la sua Francesca, il doge, vecchio e malato, per ottenere l’immortalità.

Ho trovato il romanzo avvincente per diversi motivi, ma ne segnalerei tre: le descrizioni di Venezia e della cucina del doge, con un intreccio di colori, sapori, odori, suoni… la riflessione sull’arte culinaria come depositaria di un grande sapere, che può essere solo di pochi.
E poi la grande figura del capocuoco Ferrerò, che ha “occhio” nello scegliere il discepolo che accompagnerà in un paziente lavoro verso la Conoscenza (non solo dei segreti della cucina) e a cui lascerà il compito di continuare a trasmettere l’amore per il sapere, per ogni forma di sapere, senza pregiudizi.

Elisa Guizzetti

venerdì 7 febbraio 2014

E. De Luca, Il peso della farfalla

“Eravamo i fratelli Grimm: nel secolo più scosso e imbizzarrito della storia umana, noi scrivevamo favole.” Così Erri De Luca descrive se stesso e l'amico Izet Sarazliĉ, poeta bosniaco di cui cura l'introduzione alla raccolta di poesie Chi ha fatto il turno di notte. Ed è così che si può dare una interpretazione de “Il peso della farfalla”: una favola.
Lo scontro tra i due re dei camosci, l'animale e il cacciatore; il loro arrancare sui pendii scoscesi, segno di un tempo che avanza ostinato; il rispetto sacrale tra preda e predatore; le leggi non scritte della montagna, che vibrano nello scalpitio degli zoccoli e nel fruscio del vento novembrino: tutto questo si fa favola metaforica dell'esistenza. Con delicata amarezza, De Luca, ricordando l'Hemingway de Il vecchio e il mare, indaga così due solitudini che si stagliano tra i precipizi e il cielo. Quella di un uomo che si rifugia nella lotta folle ed estenuante del bracconiere, forse disilluso da una gioventù che “voleva essere primizia di tempi opposti”. E quella di un animale maestoso e mesto, leggero ed elegante scalatore, una farfalla, gravata però da quel peso che è la resistenza alla furia dell'uomo. Un duello latente fino alla fine del racconto, quando, nel riconoscersi dei due, l'uomo dimostrerà ancora una volta di non aver capito nulla “di quel presente che era già perduto.”

Letizia Pasinelli, IIIB Classico


giovedì 6 febbraio 2014

Yehuda Berg, Il potere della Kabbalah

L'autore del libro é rabbino a Gerusalemme e insegna presso i Kabbalah Center di tutto il mondo.
Il libro parla di un'antica saggezza tramandata in testi rimasti nascosti per duemila anni, che ha influenzato grandi filosofi, scienziati e guide spirituali di ogni tempo. É una saggezza che può svelare i principi che stanno alla base dell'anima, dell'universo e delle religioni, rispondere ad ogni domanda e risolvere ogni dilemma.

Elena Carleschi, IIIB liceo classico

Doris Lessing, Alfred e Emily

In questo romanzo Doris Lessing racconta la storia della sua famiglia. L’autrice fa la scelta di dividere la storia in due sezioni, i motivi di questa scelta non sono chiari sin da subito al lettore; infatti nella prima narra una vita immaginaria, non toccata dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che si identifica con quella che l’autrice avrebbe voluto per i suoi genitori; nella seconda invece l’autrice descrive l’esistenza piena di tormenti ed affanni vissuta da coloro che l’hanno generata: Alfred e Emily. All’inizio del romanzo la protagonista è Emily McVeagh, una ragazza determinata che ha osato ribellarsi al padre decidendo di non iscriversi all’università, voleva infatti perseguire il suo grande sogno: diventare infermiera. Questa giovane dopo una partita di cricket incontra Alfred. Le vite di Alfred e Emily si intrecciano più volte nel corso della prima parte del romanzo, anche se i due si sposeranno rispettivamente con Bessy, un’infermiera collega di Emily, e con un famoso cardiologo. Nella seconda sezione del romanzo la scena si sposta dalla campagna inglese ad un villaggio sud-africano ed è proprio qui, in Rodhesia, dove i due personaggi cercano di costruirsi un’esistenza serena, aprendo una fattoria e provando a mantenere la cultura e le tradizioni proprie di un popolo. Lessing in quest’opera vuole muovere una critica profonda alla guerra, analizzando le conseguenze negative e incancellabili che essa produce sui corpi di coloro che la combattono.

Maria Facchinetti, III B Liceo Classico

Frank McCourt, Le ceneri di Angela

Nel 1935 la famiglia di Frank McCourt, dopo la morte della bimba più piccola, abbandona l’America e ritorna a Limerick. Inizia la storia dell’infanzia e dell’adolescenza irlandesi di Frank e dei suoi fratellini raccontata con il candore, l’ironia e il disincantato spirito di osservazione del protagonista che giorno dopo giorno sopravvive alla miseria quotidiana e tratteggia con leggerezza la folla di personaggi che lo circonda. Conosciamo così il padre affettuoso ma inaffidabile, alcolizzato e pieno di rancore verso gli Inglesi, la madre Angela che si adopera in ogni modo per tirare avanti, e poi la nonna, brusca ma profondamente religiosa e attenta al “decoro” familiare, lo zio reduce di guerra e poi insegnanti, preti, poliziotti caritatevoli e impiegati meschini. Lo sfondo consiste nei quartieri miserevoli di una Limerick intrisa di pioggia tra le nebbie e i miasmi del fiume. Qui, correndo sull’acciottolato viscido dei vicoli, il piccolo Frank cresce finché, una volta raggiunta la maggior età, riuscirà a guadagnarsi la somma necessaria ad imbarcarsi per gli Stati Uniti per un nuovo inizio.
Questa autobiografia romanzata mi è piaciuta molto perché mostra sì una realtà miserevole, se non addirittura dickensiana, ma insiste anche sulla saldezza dei legami familiari e sulla speranza, malgrado tutto, in tempi migliori. Ciò che rende originale e affascinante questo libro è il linguaggio utilizzato dall’autore, capace di raccontare eventi anche traumatici con un mezzo sorriso e cruda ironia.

Anna Arrigoni III B liceo Classico

mercoledì 5 febbraio 2014

R.L.Stevenson, Lo strano caso del Dr.Jekyll e Mr. Hyde

La storia viene raccontata dall’avvocato Utterson che è il migliore amico di uno dei più illustri medici della città, Dr. Jekyll, ma che indaga anche  per trovare uno spietato criminale di nome Hyde, perciò la sua reazione è di assoluto sconcerto quando scopre che i due uomini sono in realtà la stessa persona. Jekyll stesso racconta come la sua vita fosse insopportabilmente infelice in quanto non riusciva a conciliare in alcun modo il suo carattere  irrequieto e allegro con la necessità di apparire serio e composto. Perciò decise di provare su se stesso una sostanza che lo tramutò in un altro uomo, fisicamente opposto, ma che poteva sfogare liberamente tutti i suoi desideri repressi, era libero di essere se stesso. Mi ha impressionato soprattutto come Stevenson sia riuscito a catturare e descrivere la vera essenza dell’animo umano, sempre teso verso la ricerca della sua identità, pensando così di trovare il proprio posto nella società e nel mondo, ma che è intimamente dilaniato tra ciò che vorrebbe veramente fare e ciò che il mondo esterno si aspetta da lui. Freud spiegherà questi comportamenti con la psicanalisi, ma non riuscirà a trovare una soluzione per eliminare la  componente aggressiva dell’uomo. Consiglio di leggerlo perché è un importante fonte di riflessione che ci può  permette di guardare con un occhio diverso tutti quei casi di cronaca nera così apparentemente inspiegabili e contraddittori.

 Ina Golikja   IIIB Liceo Classico
                                                                            

Virginia Woolf, La signora Dalloway

Il romanzo narra la giornata della Signora Dalloway, moglie di un deputato, che una mattina presto si reca a prendere dei fiori per la festa che sta organizzando per la sera stessa a casa sua e del marito. Mentre passeggia per le strade di Londra, Clarissa ricorda la sua giovinezza e i giorni felici trascorsi con l’amica Sally Seton e Peter Walsh, l’amante respinto per sposare il più ricco Richard Dalloway. Mentre sta per entrare in un negozio di fiori vede Septimus, veterano della Prima Guerra Mondiale, affetto da disturbi mentali e a lei sconosciuto, che passeggia in compagnia di una donna.
Tornata a casa Clarissa riceve la visita di Peter Walsh rientrato da poco dall’India e, in seguito, comincia a prepararsi per la festa. Qualche ora dopo, durante la festa, a Clarissa viene portata una notizia che rivela una profonda connessione tra la padrona di casa e Septimus, nonostante i due non si conoscessero.
Virginia Woolf utilizza la tecnica del monologo interiore per narrare la vicenda, espediente che rende difficile la comprensione delle prime pagine del romanzo in quanto ci si trova catapultati nel flusso ininterrotto dei ricordi di Clarissa. Nonostante questa prima difficoltà, proseguendo nella lettura, si viene totalmente assorbiti dal mondo di rimpianti e inquietudini della protagonista, descritto perfettamente dalla frase “Siamo tutti in un carcere” mormorata alla fine da Sally e Peter.

Linda Barbieri III B liceo classico