mercoledì 7 ottobre 2015

Maria Moneti Codignola, Ipazia muore

Ipazia è una famosa filosofa e scienziata di Alessandria, dove vive insegnando al Museo. Figlia del matematico Teone, è cresciuta nell’amore per la cultura e lo studio.
Con l'avvento della religione cristiana, la convivenza tra le diverse religioni si fa molto difficile ad Alessandria e Ipazia cerca di intervenire per tutelare il diritto di tutti ad adorare la propria divinità. La sua saggezza la rende invisa al vescovo Cirillo che, sobillando la popolazione, mentre nella città non fanno che aumentare disordini e omicidi, induce i propri seguaci ad ucciderla.

Daniela

giovedì 24 settembre 2015

Angela Scipioni, "Botanica delle Terme di Boario"

La passione per la botanica e la fotografia della natura, unite al desiderio di valorizzare una ricchezza del nostro territorio: sono questi gli “ingredienti” del mio libro.
Chi lo utilizza può trovare una valida guida per comprendere e “apprezzare” le piante del Parco delle Terme di Boario che sono descritte sia nelle loro peculiarità biologiche sia nel potenziale loro uso.
E se non piacciono le descrizioni, le numerose foto sono di per sé molto eloquenti.
E se la terminologia crea qualche problema, un glossario finale può aiutare.
Per gli studenti il libro si configura come integrazione al testo scolastico nell’acquisizione delle conoscenze botaniche in modo scientificamente rigoroso.
Volutamente manca la descrizione delle piante erbacee   e degli animali (soggetti di alcune foto) ma… questo potrebbe preludere ad un seguito!
    
Angela Scipioni

sabato 5 settembre 2015

A.Bonaguro, M.Dell'Asta, G.Parravicini, "Vive come l'erba... Storie di donne nel totalitarismo"

Di fronte alla sopraffazione, alla violenza, alla prigionia è possibile continuare a vivere senza lasciarsi vincere dalla disperazione?  Leggendo le storie contenute nel libro in questione si fa la singolare scoperta che per qualcuno lo è stato, che anche le condizioni più disumane possano non cancellare quello spunto di umanità, da cui tutto inaspettatamente può cambiare. Si tratta di otto storie di donne vissute nel totalitarismo dei Paesi del socialismo reale e soprattutto in Unione Sovietica, protagoniste di una resistenza e di una lotta fatta senza armi.
Contrariamente a Levi, che dichiarò che nei lager non può esserci Dio e che l'esistenza del primo esclude la possibilità che ci sia il secondo, queste donne, nei momenti più drammatici della loro esperienza ravvisano nella scoperta di Dio  una fonte di coraggio; ed è così che Kommunella, la protagonista di uno dei racconti, da ebrea non cristiana trova questo alleato inatteso, una fede che le cambia la prospettiva. Si accorge che nella brutalità e nella miseria dei gulag ci sono esempi di straordinaria generosità anche tra le detenute più depravate. Si convince che anche i delinquenti abbiano un' anima, che fa capolino qualora ci sia un incontro con una persona che dia loro fiducia, un'altra possibilità.....
Insomma nei lager c'è qualcosa di più forte dell'annientamento perseguito dal totalitarismo: Dio. 
Indubbiamente questa singolare prospettiva, condivisibile o meno, induce per lo meno a riflettere su come  un'esperienza di tal genere abbia portato a conclusioni così ossimoriche da parte di chi le ha vissute.  
Dionisia Vittori.

domenica 23 agosto 2015

Bruno Codenotti, Un biglietto di sola andata

Forse qualcuno di voi ricorda l'incontro con il prof. Codenotti di un paio di anni fa, quando ha tenuto due conferenze nei locali della nostra scuola. Mi piace pensare che in "Un biglietto di sola andata", costruito nel confronto con gli alunni incontrati durante le conferenze divulgative, ci sia qualcosa del confronto che Codenotti ha saputo costruire anche con noi!
Il protagonista è Aldo, esemplare di Homo Rationalis e nel libro lo seguiamo nei suoi incontri con l'homo sapiens, con i misteriosi abitanti dell'Isola di VeroFalso e nel mondo razionale di Logicolandia.
Come recita il sottotitolo, "Un invito alla logica e alla teoria dei giochi", si parla di logica, paradossi e teoria dei giochi, ma senza i soliti formalismi. Anzi, come ci spiega lo stesso autore nella prefazione, il libro si presta a più livelli di lettura. Insomma, ognuno di noi può trovare la propria dimensione all'interno di questo percorso, consigliatissimo a tutti!

Mi è rimasta una sola domanda: ma siamo sicuri che un mondo perfettamente razionale sarebbe così perfetto? Io, dopo aver letto del paradosso di Condorcet, non ne sono più così sicura...

Daniela

sabato 22 agosto 2015

Max Simon Erlich, Una lettera dal passato

Una coppia come tante, che vive felicemente il proprio matrimonio anche dopo venticinque anni di convivenza.
Un assassinio successo dieci anni prima che fa sentire i suoi effetti anche a distanza.
Una lettera che arriva dal passato, con dieci anni di ritardo e confonde le esistenze, gli equilibri.
Lei deve trovare delle risposte, deve capire se ha vissuto una menzogna.
Lui non vuole rispondere alle sue domande, vuole fiducia assoluta.

Un libro che si legge d'un fiato, forse perché, come lei, si vive la vicenda alla ricerca di una risposta.
E il finale non delude: dà finalmente tutte le risposte.

Lettura di svago, consigliatissima per l'estate!

Daniela

martedì 11 agosto 2015

Abbas Kazerooni, Con le ali ai piedi

Una storia che risale a più di trent'anni fa, ma che è ancora attuale. Abbas Kazerooni è iraniano e il padre, consapevole che a breve il figlio sarà arruolato, vende tutto ciò che ha per permettergli di costruirsi una vita migliore in Inghilterra. Purtroppo, Abbas è costretto a partire solo, senza la madre che doveva accompagnarlo, e resta tre mesi a Istanbul dove riesce a gestirsi da solo e ad incontrare il console inglese che gli permetterà, finalmente, di ottenere l'agognato visto.
La storia è davvero commovente e colpisce come questo bambino, di quasi dieci anni, riesca a cavarsela da solo in un ambiente che farebbe paura a un adulto.
"Volevo scolpire nella pietra il ricordo e i sacrifici di mia madre, affinché per molto tempo, quando non ci sarò più, la gente sappia di lei e di ciò che ha fatto; volevo documentare una piccola vicenda che ha fatto parte di una più grande, sul piano storico e sociologico; e volevo commemorare tutti gli iraniani che tanto hanno perso e sofferto durante i tormentati primi anni Ottanta."

Daniela

giovedì 30 luglio 2015

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

Due colti amici nella Londra dell’800, che in un elegante studio d’artista parlano d’arte. Argomento principale della discussione è il ventenne Dorian Gray, giovane d’una bellezza esagerata di cui è timidamente consapevole, riprodotta alla perfezione dal dipinto appena realizzato da uno dei due amici, il pittore Basil Hallward, per il quale Dorian è divenuto l’ispiratore di una nuova scuola artistica, il segreto stesso della sua arte. L’altro, Lord Henry Wotton, con le sue misteriose e ciniche frasi che paiono aforismi studiati, avrà la capacità di ammaliare il giovane influenzandolo a tal punto di cambiargli completamente l’esistenza.
Quasi in ogni pagina una frase sottolineata, che il genio di Wilde ci regala. Ogni pagina di questo libro è un petalo di rosa; ad ogni pagina un petalo vien tolto, il fiore viene spogliato, fino a giungere al cuore, o meglio, all’anima. Alla sua anima, all’anima di Dorian, all’anima di chiunque. E’ Dorian questo fiore, ed è anche ciascuno di noi. Ma pensate ad una rosa che può mantenere intatta la sua bellezza, mentre con il tempo il suo cuore avvizzisce... prima o poi l’anima malata non sopporterà più di rimanere soffocata sotto tutti quei bei petali… ed è essa che possiede il mistero della morte.
Convinto da tutte le teorie edonistiche ed estetiste di Wotton, Dorian arriva al punto di fare un “patto col diavolo” pur di conservare la propria bellezza: sarà il suddetto dipinto ad essere tracciato dalle macchie del tempo e del peccato. Divenuto schiavo del desiderio di far coincidere l’arte con la vita, ha un’anima tanto malata, corrotta e degradata da arrivare a compiere gesti che Wotton, convinto che la perfezione estetica dell’amico debba necessariamente essere anche indice di perfezione morale, neanche potrebbe immaginare.
“Sono felice che tu non abbia mai fatto niente, che tu non abbia mai scolpito una statua o dipinto un quadro o prodotto alcunché all’infuori di te stesso. La vita è stata la tua arte. hai musicato te stesso e le tue giornate sono i tuoi sonetti.”
Un romanzo che mi ha coinvolta dal primo all’ultimo petalo; un romanzo senza tempo, che consiglio a chiunque abbia un’anima, cioè, suppongo e spero, a chiunque.

Anna Bertelli 3^ liceo classico

domenica 14 giugno 2015

Gabriel Garcia Lorca e Ian Gibson

Come avevo promesso durante l'ultimo incontro di WeBook, ecco la lettera che l'autore britannico Ian Gibson scrisse in memoria di Federico Garcia Lorca, a 75 anni dal suo assassinio, su richiesta della rivista spagnola "El periodico de Catalunya". 
Il tema della guerra e del terrorismo, nell'ambito del quale ci si era impegnati a leggere un'opera a piacere, mi aveva ossimoricamente portato alla mente una parte della produzione lirica di questo poeta spagnolo, ucciso dai falangisti durante la guerra civile perché omosessuale e filo-repubblicano, nonché aperto estimatore della cultura gitana, una minoranza detestata dalla destra franchista. Le diciotto liriche di Romancero gitano, che ho riletto con piacere e commozione comprendono, tra gli altri, il nucleo semantico del mondo umano, nel quale i gitani, già ai tempi di Lorca lottavano contro la "Guardia Civil" spagnola, la stessa che commise l'omicidio del poeta.
Dionisia.

PS: 
Pochi mesi prima di morire Lorca si espresse a chiare parole in merito al nazionalismo estremista, dichiarando:
"Io sono uno Spagnolo integrale e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; però odio chi è Spagnolo per essere Spagnolo e nient'altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrando l'uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi. Il Cinese buono lo sento più prossimo dello spagnolo malvagio. Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica."


Lettera aperta di Ian Gibson a Federico Garcia Lorca,
a 75 anni dal suo assassinio

Siamo alla vigilia del 75° anniversario del tuo assassinio, a Granada, in quella tragica estate del 1936. Mi hanno invitato a dedicarti un articolo, ma ho deciso che è meglio una lettera. Ti chiedo scusa per l'audacia e per il tu, ma, dopo mezzo secolo passato a leggerti, studiando la tua vita e indagando sulle circostanze della tua morte, ho quasi la sensazione di conoscerti personalmente, anche se non, ovviamente, a fondo. A fondo, trattandosi di te? Scrivesti una volta: "Solo il mistero ci fa vivere. Solo il mistero". Sapevi molto dell'altra parte, non c'è dubbio. E se riuscivi a stupire il tuo amato Salvador Dalí, come non avresti potuto affascinare me?
Ti voglio dire prima di tutto che quelli che pensarono di finirla con te, tirandoti una pallottola, hanno fallito, perché risulta che oggi sei niente meno che il poeta spagnolo più tradotto, amato e pianto di tutti i tempi. Inoltre non c'è settimana in cui non si allestisca in qualche posto del mondo una tua opera o un'opera ispirata da te. Perciò il messaggio di solidarietà a quelli che soffrono, messaggio che caratterizza la tua creazione letteraria, arriva, militante e incoraggianti, e in tutti gli angoli del pianeta. Nessuno scrittore spagnolo, con la possibile eccezione di Cervantes, ha fatto tanto per la Spagna come te.
I vincitori usavano dire che dovevi la tua celebrità al modo in cui sei morto e alla propaganda sui "rossi". Davanti al fatto consumato della tua universalità, non osano più sostenere tanto. La verità è che tu non avevi bisogno della tua terribile fine per raggiungere la gloria, tu sei nato non solo poeta, ma poeta, e drammaturgo, geniale. Quando realizzarono il crimine, ti stavano già conoscendo e ammirando all'estero ogni volta di più. Soprattutto in america Latina, la América nuestra, come diceva il tuo ammirato Rubén Darío. Sapevi che non c'era modo di eludere la fama, che era inevitabile. Ed eri consapevole del pericolo che supponeva per te in una società intollerante, in cui essere omosessuale era un'offesa e un invito al rifiuto.
Oggi in Spagna, nonostante la miserabile destra di sempre, quella che ti finì, la situazione dei gay, come si chiamano adesso, è migliorata considerevolmente. Ma la lotta segue. Spesso medito sulla tua profonda tristezza (che pochi sospettavano) al non poter vivere liberamente la tua vita amorosa. Parlavi, quando ti rimaneva già poco tempo, del tuo progetto di costruire una casa sulla riva del Mediterraneo. Peccato che non sia riuscito a farlo, che non abbia mai potuto condividere con nessuno una tua casa.
Capacità per condividere le tue pene ne avevi in abbondanza, è vero. Com'è possibile che un solo essere umano riunisse così tanti doni, tra cui quello della simpatia e quello della musica? Doni che ti trasformavano, quando tu volevi, in un one-man-show insuperabile. Quando volevi, dico, perché quando non volevi, quando ti assediava uno dei tuoi drammi, mi risulta che ti nascondevi perché nessuno ti vedesse.
Parlando del tuo aspetto di giullare, che strano che non abbiano ancora trovato la tua voce, tu che, più di ogni altro lirico della tua generazione, amavi mediare tra i tuoi versi e il pubblico, tu che eri il poema vivo! Continuo a pensare che un giorno la troveranno, forse a Buenos Aires, dove sei stato tante volte alla radio. Nel frattempo abbiamo la consolazione delle canzoni che hai inciso al piano con La Argentinita nei giorni felici prima della morte, che tu hai visto premonitrice della tua, di Ignacio Sánchez Mejías.
Dicevi che Granada ti aveva reso il poeta che eri. Non solo la città, ma la sua campagna, dove hai passato i tuoi primi 11 anni. "Sono del cuore della Vega de Granada", usavi dire orgoglioso. E aggiungevi che eri, di conseguenza, un poeta tellurico. Bene, devo dirti che la Vega, prima bellissima, si è degradata in un modo spaventoso. Con questo ti dimostrano ancora il loro disprezzo, perché senza la tua immersione totale nella cultura popolare della fertile pianura, non avremmo la tua opera meravigliosa né questo tuo linguaggio metaforico, nato nelle stesse viscere di una terra millenaria. A proposito, ricordo sempre il buey de agua (letteralmente, bue d'acqua; nelle campagne granadine, indica un corso d'acqua lento e profondo, e l'espressione è stata ripresa, e dunque nobilitata, da Federico Garcia Lorca NdRSO) percepito così  da un contadino amico tuo (che modo di "vedere" un corso profondo d'acqua lenta!) e i tuoi mil panderos de cristal que herían la madrugada (mille tamburelli di cristallo che ferivano l'alba).
Ci sono tante cose che ti vorrei chiedere. Soprattutto, dove sono i tuoi resti? So che quell'alba spaventosa non hai avuto, poeta della luna che sei, la consolazione di contemplarla per l'ultima volta su Granada. A cosa pensavi quando arrivò il momento? Allo spaventoso parallelismo tra il tuo destino e quello di Mariana Pineda, che portasti sulle scene? A tua madre, poverina? Al tuo amato Rafael Rodríguez Rapún? Domande senza risposta. Mi viene solo la laconica copla che citasti nella tua conferenza sul cante jondo: "Subí a la muralla, / me contestó el viento: / ¿para qué tantos suspiritos / si ya no hay remedio?" (Salii sulle mura / mi rispose il vento: / perché tanti sospiri / se non c'è più rimedio?)


mercoledì 10 giugno 2015

Björn Larsson, Bisogno di libertà

"Ho capito che per essere liberi dobbiamo sapere dove siamo. Chi è smarrito, chi non ha il senso della realtà, chi ignora come va il mondo non è libero. Non si può essere liberi che con cognizione di causa. Essere liberi non è perdersi e lasciarsi andare senza avere la minima idea di una direzione."

Ma la libertà è anche sogni... è lavorare per inseguire i propri sogni... è costruire le proprie relazioni all'insegna del rispetto reciproco.
Larsson ci descrive la sua idea di libertà, mentre ci racconta la sua vita, le sue scelte - spesso dolorose, ma sempre in nome della libertà - le sue avventure, i suoi sogni realizzati. La prima parte del libro è affascinante proprio perché abbiamo davanti agli occhi scelte di vita davvero originali. Nella seconda parte, l'autore sconfina nel filosofico, esplorando l'idea stessa di libertà, ma la narrazione non perde i suoi tratti giocosi.
Questo libro ci offre l'opportunità di riflettere sull'idea di libertà, di interrogarci, di indagare la nostra vita e confrontare le nostre scelte con quelle di Larsson.

"La vita è anche quotidianità, con i suoi compromessi, adattamenti e negoziazioni, a volte riusciti a volte falliti. A meno di non sopportare un alto grado di solitudine, è pressoché impossibile essere sempre liberi nei propri movimenti. La vita di coppia, di famiglia e di società non può essere vissuta senza che la libertà ne soffra. Pretendere il contrario è, nel migliore dei casi, un'ingenuità e, nel peggiore, espressione di mancanza di rispetto per la libertà dell'altro."

Daniela

venerdì 22 maggio 2015

Camilla Grebe e Asa Traff, Trauma

Il tema di questo thriller è la violenza sulle donne: Tilde e Siri, la prima una bambina di cinque anni, che assiste impotente all'assassinio della madre, la seconda una giovane psicoterapeuta che ha vissuto la violenza sulla sua pelle e che ora cerca di aiutare altre donne ad uscire dal tunnel della brutalità e del senso di colpa.
Come le due vite siano inestricabilmente connesse lo si capirà nel corso della storia, mentre altre storie si sviluppano sullo sfondo: storie di uomini e donne sconfitti dalla sofferenza dell'amore, uomini e donne impegnati nella lotta quotidiana, mentre cercano di realizzare i propri sogni, uomini e donne a volte sconfitti, a volte protagonisti di piccole vittorie.
Il libro è scorrevole e si legge in fretta, anche se le vicende dei protagonisti - che in qualche modo appartengono alla realtà - non possono lasciare indifferenti.

"Penso a quello che mi ha detto Vijay qualche settimana fa, che non si trattava di amore, ma di potere. Si sbagliava, o comunque la sua spiegazione era insufficiente. Perché è l'amore che dà a una persona il potere su un'altra, che fa sì che si accetti l'inaccettabile, che si sopporti l'insopportabile."

Daniela